BERLINO – Ieri mattina, il Nord Stream 1 ha smesso di pompare gas verso l’Europa: «Il metano non circola più», ha fatto sapere Robert Habeck, il ministero tedesco dell’Economia dal Paese terminale del gasdotto russo.

Ma è tutta Europa a temere le mosse di Vladimir Putin che sta usando sempre di più il gas come un’arma rivolta contro i suoi vicini occidentali: oltre al blocco annunciato del Nord Stream 1, ad aggravare la crisi energetica sono intervenute ieri le improvvise riduzioni di un terzo e di oltre due terzi del gas forniti da Mosca rispettivamente a Italia e Austria.

La notizia ha indotto il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni a mettere in guardia da una possibile recessione, se il gas proveniente dalla Russia si fermasse del tutto: «È lo scenario avverso per l’economia ipotizzato un paio di mesi fa come ipotesi di scuola, ma che ora rischia di realizzarsi davvero».

Bruxelles ha prospettato un inverno difficile: La situazione «è molto seria e dobbiamo essere preparati al meglio a ogni evenienza e a ogni scenario», ha detto un portavoce dell’esecutivo Ue. La Russia ha già tagliato le forniture, con varie giustificazioni, a dodici Paesi membri. E la Commissione si prepara il 20 luglio a presentare un piano per l’emergenza, sperando che l’austerity non scavi nuove crepe tra i Paesi membri.

Le direttrici del piano anticrisi dovrebbero essere tre: riempire gli stoccaggi all’80% entro l’inverno e alla luce delle attuali interruzioni non sarà facile ma sicuramente costoso. In secondo luogo, elaborare strategie di risparmio dei consumi energetici e razionamenti. Infine, ed è il punto che rischia di spaccare la Ue, prevedere interventi “solidali” tra partner europei, la possibilità che i Paesi che se lo possono permettere concedano del gas a chi ne ha bisogno.

Peraltro, l’Italia potrebbe figurare tra i “donatori” e sfruttare questa posizione per rilanciare su un tema caro a Mario Draghi: il tetto al prezzo del metano. In teoria, la Commissione Ue ha tempo fino a ottobre per esprimersi sul price cap. E ieri Gentiloni ha voluto solo confermare che «è una delle misure in discussione». E che una proposta di Bruxelles non c’è ancora.

La situazione è talmente eccezionale che la Commissione Ue consentirà di infrangere uno dei tabù delle politiche europee. Sarà consentito aumentare i massimali autorizzati «nel quadro temporaneo di crisi sugli aiuti di Stato per sostenere le imprese e i settori più colpiti dal caro energia esacerbato dalla guerra in Ucraina».

Una bozza della proposta è già stata inviata ai governi per consultazione. Lo ha confermato la vicepresidente Ue, Margrethe Vestager: «Proponiamo di adeguare il quadro temporaneo di crisi in modo che rifletta e sostenga gli importanti e urgenti obiettivi del piano RePowerEU per accelerare la diversificazione degli approvvigionamenti energetici per diventare indipendenti dai combustibili fossili ancora più in fretta». Perché nessuno sa cosa potrebbe accadere con la prossima mossa di Putin.

Repubblica.it  – 11/07/22

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