Il 2022 è destinato a rimanere nella storia per lo shock che si è generato nel mercato dell’energia.

L’impennata dei prezzi e la dipendenza dal gas russo hanno messo in luce la fragilità del sistema energetico europeo.

L’accelerazione della produzione da fonti rinnovabili, oltre ad essere centrale per il percorso di decarbonizzazione, è la principale risposta per garantire contenimento dei prezzi e autosufficienza.  I prossimi mesi saranno decisivi per capire se da tale shock emergerà una reazione positiva.

L’Italia e il fotovoltaico

L’Italia in particolare, che, pur avendo acquisito una posizione di leadership una decina di anni fa, ha registrato una crescita molto modesta dal 2014 al 2021, ha la assoluta necessità di imprimere una forte accelerazione alla crescita di potenza installata, in particolare da fotovoltaico, per ridurre il gap rispetto agli obiettivi europei stabiliti nel 2021 e che ora devono essere ulteriormente innalzati per contrastare la dipendenza dal gas russo.

Il grafico mostra chiaramente l’andamento asintotico della curva di installato fotovoltaico in Italia negli ultimi anni. Della potenza installata a fine 2021, pari a circa 22 GW, 18 GW erano stati installati già a fine 2013 e oltre 13 GW a fine 2011. Un parco installato “vecchio” con oltre 10 anni di vita media (torneremo più avanti su questo tema).

Consapevolezza e opportunità

Tutti in Europa abbiamo fatto quest’anno un bagno di realtà e ci siamo accorti che non è solo la sensibilità ambientalista e il contrasto al cambiamento climatico che ci spingono verso le fonti rinnovabili, ma anche la capacità delle rinnovabili di renderci autosufficienti e di stabilizzare il prezzo dell’energia.

E le due cose sono ovviamente collegate: più è alta la percentuale di autoproduzione dell’energia elettrica da rinnovabile più l’aumento dei prezzi viene mitigato, dal momento che la quota prodotta dal fotovoltaico non risente in alcun modo dell’aumento dei costi dei combustibili fossili.

La Germania, con un irraggiamento medio inferiore del 30% a quello dell’Italia, aveva a fine 2021 una potenza installata di oltre 60 GW, tre volte la nostra. Abbiamo visibilmente un problema, ma abbiamo ancora molte carte da giocare a patto che facciamo un salto nella consapevolezza dell’urgenza.

Dobbiamo attrezzarci perché la transizione energetica è il più grande progetto mai portato avanti dal genere umano e deve essere governato per bilanciare la gradualità del cambiamento, adottando tecnologie e sistemi adatti alle varie fasi e alla loro evoluzione.

Il grafico sotto mostra l’irraggiamento medio nelle aree urbane in tutti i Paesi europei e conferma che l’Italia ha il massimo irraggiamento solare tra tutti quelli che sono caratterizzati da forte concentrazione industriale.

È una condizione molto favorevole per portare avanti il modello dell’autoconsumo. Con diversi vantaggi:

  • produrre energia nelle immediate vicinanze dei luoghi di consumo riducendo al massimo le interazioni con la rete di distribuzione, minimizzando le perdite della rete e riducendo le necessità di grandi interventi strutturali
  • disporre di grandi superfici coperte libere per l’installazione di impianti, senza alcun consumo di suolo né problemi autorizzativi.

Sono stati varati nuovi modelli di autoconsumo tra cui il cosiddetto “autoconsumo altrove” e l’autoconsumo condiviso, comprendente le soluzioni per i condomini e le Comunità Energetiche.

Le imprese che hanno toccato con mano le pesantissime ricadute dell’aumento dei costi energetici hanno acquisito una “nuova sensibilità” e sono pronte ad investire.

Quali criticità?

Si fa fatica però a spiegarsi come, nel contesto appena descritto di criticità e di urgenza, permangano inspiegabili ritardi su alcuni tasselli normativi in assenza dei quali molte delle cartucce non possano essere utilizzate:

  • mancano ancora i meccanismi attuativi relativi al decreto di attuazione della RED II uscito ormai un anno fa e attesi dallo scorso giugno; devono confermare le principali innovazioni relative ai nuovi modelli di autoconsumo: dimensione degli impianti FV, definizione delle modalità di accesso al perimetro delle cabine primarie, definizione dell’incentivo che premia l’energia condivisa;
  • manca completamente la chiarezza sui meccanismi e sui prezzi di scambio dell’energia che sono il motore di tutti i business plan.

Tutte condizioni fondamentali per lo sviluppo di queste opportunità.

In particolare, sottolineiamo che sarà determinante la definizione dell’incentivo che era stato stabilito due anni fa in un contesto di stabilità dei prezzi che visto ora appare preistorico.

Se lo spirito dell’autoconsumo condiviso effettuato virtualmente attraverso la rete di distribuzione è quello di assimilare questo modello a quello dell’autoconsumo diretto, l’incentivo deve essere calibrato attentamente tenendo conto della variabile prezzo dell’energia (PUN) e dei meccanismi di price-cap che sono stati definiti recentemente sia in sede europea che italiana per la generazione inframarginale (decreto Energy Release).

Se, per fare un’ipotesi, l’energia viene acquistata dalla rete a 300 €/MWh e quella prodotta da FER viene venduta con un tetto a 180 €/MWh, non può essere sufficiente un incentivo statico di 100 €/MWh per sostenere investimenti in questa direzione.

Soluzioni immediate: revamping e repowering

Veniamo all’opzione dell’ammodernamento degli impianti esistenti.

Si tratta innanzitutto di una necessità, dovuta al fatto che l’80% della potenza di generazione da fotovoltaico installata a fine 2021 (18 GW su 22 totali) è precedente al 2013 e ha mediamente oltre 10 anni di vita.

Esiste quindi un rischio invecchiamento con progressivo depauperamento dell’efficienza. Ma c’è anche una grande opportunità legata alla possibilità di fare interventi di ammodernamento e di potenziamento.

Il calo dei prezzi dei moduli fotovoltaici intervenuto in questi dieci anni ha reso la generazione solare, che era la più costosa nel 2008, la più economica nei giorni nostri, già prima della grande impennata dei prezzi dell’energia.

A seguito dell’aumento dei prezzi dell’energia, iniziato a metà 2021 e fortemente cresciuto nel corso del 2022, gli investimenti sugli impianti esistenti sono diventati ancora più redditizi. E questo è un fattore decisivo perché incentiva ad investire e ad aumentare la produzione di energia green.

Un intervento di revamping può portare a recuperi di efficienza che vanno dal 10 al 30% e se, estremizzando, supponessimo di farli su tutti gli impianti esistenti otterremmo l’equivalente della realizzazione di 6 GW di nuove installazioni.

Ma non è tutto. Dal momento che i nuovi moduli sono più performanti e occupano molto meno spazio, un intervento di revamping può consentire, senza occupazione di spazio aggiuntivo, anche l’aumento di potenza dell’impianto ammodernato (repowering), con la creazione di una nuova sezione, che naturalmente non sarà incentivata, ma contribuirà ad aumentare la produzione di energia.

Si possono anche immaginare in alcuni casi interventi di repowering che utilizzano i moduli vecchi che sono stati sostituiti: in questo caso la produzione aggiuntiva sarà minore, ma il costo è praticamente nullo. Teoricamente un revamping completo di un impianto genera uno spazio nuovo libero di dimensioni che possono arrivare anche oltre al 30% di quello esistente. Esteso paradossalmente a tutto l’installato genererebbe una nuova potenza di altri 6 GW.

Che effetto leva avremmo ottenuto se l’extra profitto trattenuto fosse stato reinvestito per potenziare il parco in esercizio?

Più ancora che nel caso di nuovi impianti in autoconsumo, nel caso di revamping si sfruttano situazioni senza particolari problemi autorizzativi (o quasi) e quindi attivabili in tempi brevi.

Uno dei limiti è piuttosto rappresentato dalla scarsità di risorse professionali disponibili in grado di valutare e simulare i possibili interventi.

I progetti di revamping, infatti, sono paradossalmente più complessi dei progetti di realizzazione ex novo, in quanto necessitano di competenze ed esperienze specifiche per analizzare le cause del calo di performance e tenere conto di una serie di vincoli esistenti.

Energy Intelligence si occupa da tempo di progetti di revamping e ha messo a punto una metodologia per affrontarli.

Per accelerare questa attività, nell’ultimo anno ha fatto un importante investimento realizzando un tool digitale con motori di Intelligenza Artificiale che è in grado, in tempo reale, di analizzare le performance di un qualunque impianto fotovoltaico in Conto Energia, di valutare le cause del calo dell’efficienza e di simulare interventi di revamping con i relativi business plan, cash flow e tempi di payback degli investimenti.

Dal 1° dicembre RevUp, questo è il nome dello strumento, verrà reso disponibile per tutti online e per accedervi basterà entrare nel portale www.rev-up.it.

Sarà un acceleratore digitale della transizione energetica.

qualenergia.it  – 17/11/2022

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